Identità personale e mutamenti sociali
Ogni giorno, accingendoci a lavorare, a studiare, o semplicemente a programmare uno spazio di libertà distensivo o dilettevole, ci confrontiamo con la modernità della Società contemporanea, apprezzandone le utilità ed i vantaggi, ma anche affrontandone gli inconvenienti e l’inadeguatezza alla nostra ormai consolidata struttura mentale.
Ci sembra che l’epoca che stiamo vivendo sia dominata da due tendenze generali che sembrano, in apparenza, avere poco a che vedere, almeno direttamente, con l’individuo, in quanto afferiscono alla organizzazione di un ordine globale, universale, troppo lontano dal potere di incidenza del singolo. Queste tendenze sono la globalizzazione e la concezione consumistica e meccanicistica dell’essere.
Tuttavia, il sistema influenza l’individuo, poiché gli fornisce le coordinate entro cui progettare il suo modo di essere, gli crea un sistema di bisogni da soddisfare e gli prospetta una scala di valori a cui adattarsi e conformarsi, rimodellando continuamente in tal modo l’immagine e la concezione che ognuno ha di sé.
Avere un’identità significa possedere una rappresentazione di sé e della propria storia personale stabile e radicata nella tradizione del luogo e del tempo di appartenenza. Essa identifica l’individuo come soggetto unico e differenziato da tutti gli altri, rappresentando quell’elemento che gli consente di vivere la sua esistenza in armonia con se stesso, i suoi ricordi, i pensieri e gli affetti, permettendogli di accettarsi nel presente e di progettare con fiducia nel futuro.
La costruzione dell’identità non è però un fenomeno solo individuale, ma anche sistemico, configurandosi all’interno di un complesso di relazioni tra l’individuo, l’altro e la società nel suo insieme.
In tal senso, ognuno di noi, inconsapevolmente ma quotidianamente, si forma anche una propria identità sociale, che costituisce invece quell’elemento che ci consente di esistere insieme agli altri, integralmente ed interattivamente, adattandosi alle regole condivise e traendone beneficio.
L’incessante sviluppo delle tecnologie e delle strategie economiche e finanziarie, la maggiore circolazione delle informazioni grazie alla straordinaria diffusione dei media, le esigenze del profitto, una realtà concreta spesso rappresentata dalla simultaneità e dalla spazialità della virtualità stanno creando modificazioni pervasive nella società e nell’individuo, determinando la perdita del concetto di identità locale e personale, in nome di una globalizzazione che si impone come promessa di maggiore libertà e benessere per tutti.
Ma le informazioni in mano all’ ”uomo della strada” sono in verità alquanto caotiche e contraddittorie per poter esprimere un giudizio attendibile e ben ponderato su questo fenomeno. La globalizzazione potrebbe, invece, accanto agli evidenti vantaggi apportati, rappresentare un pericolo, favorendo l’omogeneizzazione culturale, l’omologazione consumistica, il declino delle particolarità culturali e delle ricchezze delle tradizioni locali, il decremento del senso di appartenenza, e quindi di identità, da parte dell’individuo?
La globalizzazione è un fenomeno in fase di sviluppo, non un evento storico consolidato e compiutamente realizzato: la stiamo vivendo, ma forse non ancora integralmente comprendendo.
Essa dovrebbe rappresentare il mezzo, il fine dovendo essere l’Uomo. Ma essa impone regole nuove e modelli rigidi e severi, meccanici e automatici, all’interno dei quali occorre inserirvisi, pena l’emarginazione. Essa decanta la flessibilità, in tutti i campi, in nome di una elasticità esistenziale rappresentata come inevitabile percorso di progresso e di sopravvivenza. Ma la flessibilità della persona non è illimitata: non si può pretendere di assimilare la flessibilità decantata dai nuovi sistemi sociali alla personalità individuale. Ognuno ha la una propria continuità storica, e spezzettarla significa frantumare la sua identità personale.
In questo sistema generale emerge, quindi, una nuova realtà in tutta la sua forza, destrutturando le consuetudini ed i modi di vivere e formando, d’altra parte, un modello esistenziale all’interno del quale si instaurano legami di varia natura, ma che possiedono un substrato costituito dalla neutralità, dall’effimero, dalla tensione tra il “già” ed il “non ancora”, venendosi così a rappresentare una dimensione di precarietà e di provvisorietà che destabilizza il senso di sicurezza e di identità dell’individuo.
La globalizzazione, con le sue caratteristiche contrastanti di dilatazione e di restringimento temporale e spaziale, contribuisce al disorientamento generale ed alla perdita delle radici e del senso di appartenenza, poiché la virtualità e la superficialità delle relazioni impongono essenzialmente due imperativi: appartenere a qualcosa, ma nello stesso tempo non lasciarsi fagocitare e condizionare troppo dai legami stessi. Così l’individuo diviene prigioniero di una realtà contraddittoria nella quale vige una logica fredda: le relazioni sono basate sulla diversità conformista e sull’identità formale, elementi che accentuano il distacco e la frammentazione. In questo modo, l’esasperazione del senso di identità ricercato si traduce nel suo opposto e diviene diffusione dell’immagine di sé, che si perde nell’indeterminatezza e nella dubbiosità circa il proprio status, il proprio ruolo, il senso di se stessi.