Minimalismi...
Molto spesso il Pensiero comune è rivolto ai grandi temi, nella convinzione che occuparsi delle cose grandi sia la maniera più corretta per comprendere e per intervenire sulle piccole cose.
Questo processo deduttivo ha sicuramente una verità alla base, e numerose ed importanti correnti filosofiche ne hanno fatto la struttura portante di tutto il loro impianto teorico.
In tal modo, osservare ed analizzare La società, La storia, Lo sviluppo della Civiltà diviene un modo fondamentale per comprendere, sicuramente, l’evoluzione possibile di determinati e circoscritti periodi storici, sociali e politici.
Studiare i modelli della Comunità, della Famiglia diviene una maniera necessaria per capire il ciclo vitale di circoscritti gruppi di individui.
Lo studio del Sistema, in definitiva, viene considerato come la strategia migliore per capire la struttura ed il funzionamento di una società, ma spesso si perde di vista, nel fervore della cosiddetta visione olistica, che ogni società, ogni famiglia, ogni gruppo è composto da singoli, e che i singoli vivono i propri problemi e le proprie difficoltà, come anche i loro sogni e le loro illusioni, nel chiuso ed intimo mondo della propria interiorità.
E’ vero, comunque, che la Storia è Maestra di Vita ed anche che occorre analizzare il contesto storico e sociale in cui si vive secondo una visione allargata e profonda, che tenga conto della strutturazione globale e degli insegnamenti che i corsi e ricorsi storici ci offrono come eredità culturale.
Tuttavia…è mia opinione dare maggiore valore alla quotidianità, all’individuo, alla particolarità dell’esistenza, specialmente al giorno d’oggi, tra l’entusiasmo generalizzato di una globalizzazione che accomuna e stimola, ma che in fondo anche incrementa la percezione delle diversità e soprattutto del divario.
E’ questa, mi rendo conto, una visione minimalista.
Ovunque volgiamo lo sguardo la sensazione è quella di essere calati in una esistenza astratta: Il Palazzo è troppo lontano dalla gente comune…
Se osserviamo le informazioni provenienti dai mezzi di comunicazione e le elaboriamo, giustamente, come le espressioni della progettualità di chi gestisce il potere (in politica, nella cultura, nello spettacolo, nello sport, nell’educazione, nell’amministrazione, nell’economia…), ma soprattutto come il riflesso della società e della vita della gente comune che tale “gestore” possiede della realtà che si ritrova a gestire, forse possiamo cogliere al meglio questa distanza.
E la distanza comporta estraneità.
Non è quel distacco naturale ed indispensabile, necessario a chi deve decidere, per formarsi una visione oggettiva della situazione quindi adottare strategie di intervento depurate da qualsivoglia condizionamento emotivo.
Non è secondaria la responsabilità, in questa realtà storica, dei mezzi di comunicazione nell’omologare le coscienze su uno standard astratto che fonda il proprio essere sull’apparenza e sul desiderio, trascurando assolutamente le esigenze “minimali” degli individui e determinando così una coscienza collettiva nella quale, pur rappresentando l’espressione di tutti, in fondo nessuno ci si ritrova.
Ecco che nascono la frustrazione, l’incomprensione, la disillusione.
E’ contro questo Astrattismo che mi sento di valorizzare al massimo il concetto di Minimalismo, utilizzando impropriamente un termine mutuato dall’Arte.
Occorre, in altri termini, operare una riduzione della realtà, una riduzione dei grandi temi, una riduzione del tempo e dello spazio, per riuscire a cogliere la quotidianità.
Io sono convinto che occorra considerare le piccole cose, quelle che spesso sembrano trascurate dal pensiero dominante, quelle dalle quali forse possono nascere elementi di conoscenza più concreta e che possono produrre un pensiero più funzionale ed esso stesso produttivo.
Solo in questo modo, tralasciando l’incanto delle stelle, è possibile riappropriarsi di un umanesimo oggi troppo dimenticato.
Focalizzare l’attenzione sulle piccole cose quindi, sugli eventi della vita quotidiana, sul minimalismo dell’esistenza, sulla realtà ridotta è l’aspetto più importante per avvicinarsi al mondo ed alle persone, riconoscendone le problematiche e le aspirazioni, e rimettendo al centro l’uomo minuscolo.
Questa, probabilmente, può essere la via per arginare quel disorientamento che sembra fagocitare l’uomo moderno.
Chiaramente non può essere solo questa l’applicazione di un Uomo pensante; l’ Homo cogitans è tale perchè pensa anche ai Massimi Sistemi.
Occorre però evitare il rischio che pensi solo a questi.