Se domina l'Es...

04.09.2013 14:19

 

      La devianza comprende un campionario di comportamenti alterati rispetto ad uno standard di regole e di norme comunemente condivise.

      Questi comportamenti iniziano a manifestarsi generalmente durante l’adolescenza, epoca nella quale è possibile cogliere segnali indicatori circa una abnorme o “particolare” strutturazione della personalità.

      Si tratta per lo più di atteggiamenti che svelano una mancata acquisizione del concetto di “ruolo sociale” e di tutti i “compiti” che al ruolo sono connessi, ma anche di vissuti interiori dominati da un pervasivo disagio esistenziale o relazionale.

      Abbandoni scolastici, tendenza all’abuso di alcool o di sostanze stupefacenti, ricerca sfrenata del rischio, “insoddisfazione cronica”, ribellione all’autorità genitoriale, rifiuto delle norme e delle tradizioni consolidate, anticonformismo esasperato, sono tutti atteggiamenti che esprimono una organizzazione di personalità ancora priva di un adeguato senso di identità personale.

      Il rigetto, in definitiva, di una propria individuale e ben definita posizione all’interno di un contesto sociale, induce la persona a non prevedere limiti e confini ai propri comportamenti.

      In un simile stato, la gratificazione dei propri desideri diviene l’aspetto dominante del pensiero e tutto ciò che permette la soddisfazione di questo esclusivo bisogno (la soddisfazione non importa di cosa) diviene, di conseguenza, uno strumento da utilizzare a qualsiasi costo, anche infliggendo sofferenza o a danno della libertà personale degli altri.

      Un secondo aspetto è legato, invece, alla detenzione dell’ansia e dell’angoscia interiore che attanagliano il cosiddetto deviante.

      In questo caso il comportamento abnorme ha un significato meno edonistico e serve essenzialmente per attenuare i conflitti interiori che stanno alla base del disagio personale (Freud diceva che ognuno ricerca il benessere e rifugge la sofferenza, per legge naturale).

      Ogni comportamento ha quindi un significato preciso per chi lo mette in atto, esprime un valore soggettivo teso al raggiungimento di uno scopo ed assume un senso di “normalità o di devianza”, prescindendo dalle norme giuridiche e soffermandoci esclusivamente sugli aspetti psicologici e psicodinamici, in base al valore dato alle cose fatte.

      Quest’ultimo aspetto ci induce a considerare il comportamento deviante secondo criteri di consapevolezza, di adeguamento alla realtà e di accettazione dei valori condivisi.

      Le esperienze esistenziali hanno un’importanza fondamentale per la formazione e l’organizzazione della nostra personalità.

      Molte esperienze sono antiche nel tempo e possiedono un significato traumatico e cadono così nell’oblio, ma la loro forza continua ad agire dentro di noi, determinando l’inconscio e manifestando, nei comportamenti, i conflitti di cui sono causa.

      L’importanza di quanto detto risiede nel fatto che i conflitti risultano essere dei nuclei fondamentali attorno ai quali si organizzano i tratti salienti di ogni personalità.

      I tratti di personalità sono dei fattori relativamente stabili, abbastanza influenzati dal contesto, e quindi dalle esperienze, ed esprimono essenzialmente la disposizione e la propensione ad agire ed a comportarsi in un determinato modo, strutturando uno specifico e caratteristico rapporto personale con la realtà.

      Alcuni tratti di personalità sono maggiormente a rischio di atteggiamenti abnormi.

      L’estroversione, per esempio, induce la persona alla continua ricerca di stimoli e di esperienze che gli diano sensazioni ed emozioni che soddisfino, a loro volta, il forte senso di curiosità e di relazione interpersonale.

      L’ostilità presuppone sfiducia negli altri, diffidenza, scarso “senso dell’altro”, mancanza di empatia e di condivisione emotiva, con conseguente isolamento.

      Una scarsa propensione alla coscienziosità comporta una deficitaria capacità di autoregolazione, con scarso senso del dovere, dell’ordine, della scrupolosità e della riflessione.

      L’instabilità emotiva rende, a sua volta, conto di un vissuto personale insicuro, precario, irrequieto.

      Noi non siamo sempre padroni assoluti di ciò che facciamo, né di ciò che intendiamo fare, e spesso l’Es prende il sopravvento sul Super-Io.

      L’Es è l’Inconscio, con le sue pulsioni, i suoi istinti, i suoi desideri che spingono verso la soddisfazione immediata, incensurata, a scapito di ogni regola e di ogni convenzione, “hic et nunc”.

      Il Super-Io è il censore, il guardiano, l’istanza psichica che si forma sulle regole educative e sulle norme sociali e che tali regole e norme è chiamato a far rispettare; esso impersona la coscienza morale.

      La supremazia dell’Es indica un’immaturità della personalità, ove non sia chiara espressione di una Psicosi, o la rottura di un equilibrio interiore a causa di un profondo disagio emotivo.

      Allora si diviene estremamente egoisti ed il proprio mondo è l’unico esistente, ingenerando un’illusione di onnipotenza che annulla qualsiasi vicinanza empatica.

      Il distacco emozionale e relazionale dagli altri ci induce ad un cinismo deresponsabilizzato che disimpegna da qualsiasi presupposto morale, con la conseguenza di giustificare ogni azione abnorme, nella convinzione, più o meno consapevole, ma spesso autentica, di compierla per uno scopo valido.

      Ma è proprio la reale ed oggettiva validità di questo scopo che distingue i comportamenti devianti da quelli adattivi.